Il blog degli amici delle Edizioni Spartaco e della Libreria Spartaco-Interno4
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Blog aperto a tutti gli amici delle Edizioni Spartaco e della Libreria Spartaco-Interno4 di Santa Maria Capua Vetere. Uno spazio libero per parlare di libri, cultura, spettacoli, attualità , politica. Un solido approdo per la "comunità galleggiante" degli spartachini.
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«... L’attore non riusciva a dire nemmeno una battuta, sommerso com’era dai fischi e dai buuu. Finché quest’attore di terza categoria, un guitto, senza nemmeno il fisico per fare Prospero, si fermò e disse a voce amara: “Ragazzi, lo so che non vi hanno mai insegnato ad amare il teatro ma, ve lo dico con il cuore, non fate gli stupidi, perché il potere vi vuole stupidi”. La magia della Tempesta cominciò da quella battuta fuori testo. Perché ci fu un applauso liberatorio dopodichè, per incanto, si fece davvero buio e silenzio in scena, nessuno disse più una parola...».
Parte dalla sua giovinezza per poi toccare altri argomenti come Stato, amore, scienza e dolore: cinque momenti chiave e altrettanti temi centrali della vita di un uomo che scandiscono i capitoli del romanzo “S’è fatta ora” (minimum fax). Tutti spunti per conoscere da vicino lo scrittore Antonio Pascale, che giovedì 15 maggio (ore 19,00) sarà ospite della libreria Spartaco-Interno4 di via Martucci a Santa Maria Capua Vetere. La serata, che rientra nel ciclo “Fogli e figli. Una sera con...”, sarà animata anche dagli interventi dei ragazzi della IV F dell’istituto tecnico commerciale “Leonardo da Vinci”, guidati dalla professoressa Olga Arciuolo.
In occasione della presentazione del libro “Star trash. Sacchetti in mondovisione” (Lavieri) di Simona Bassano di Tufillo, che martedì 29 maggio 2008 (ore 19,00) sarà ospite della Libreria Spartaco-Interno4 di via Martucci a Santa Maria Capua Vetere, sul blog viene dato il via alla
raccolta differenziata di pensieri, racconti e proposte
sul tema spazzatura. I vari commenti saranno letti nel corso della serata.
Il libro
Sotto i riflettori fa caldo e anche i protagonisti di queste esilaranti vignette essudano i loro umori doppiamente mortificanti: dietro i cumuli di immondizia c’è una civiltà negata e privata dell’informazione; sotto i cumuli viene nascosta la vera emergenza rifiuti: quella dell’irreparabile inquinamento – da rifiuti industriali tossici – dei terreni agricoli, delle acque, del cibo.
Simona Bassano di Tufillo ci conduce attraverso il viaggio mediatico della spazzatura “campana” con ironia e sarcasmo ma senza per questo perdere quella lucidità capace di portare all’attenzione del lettore gli aspetti più seri della “trash connection”.
L’autrice
Simona Bassano di Tufillo, in arte Sbadituf, è nata a Napoli. È laureata con lode in Arti visive al Dams di Bologna e in Grafica presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Fondatrice del movimento artistico Direzione Obbligatoria, organizza collettive tematiche basate sui principi di pluralità, ironia e impegno. Si occupa inoltre di progetti di valorizzazione del patrimonio storico-artistico con target infantile. Per Donzelli ha pubblicato Burka! (2007), tradotto in Francia da Editions de la Martinière.
Se n'è andato così, discretamente. Lo abbiamo saputo solo pochi giorni fa da Yves Frémion (nella foto, alla libreria Irnerio di Bologna), che abbiamo avuto la gioia di conoscere a gennaio, durante un suo piccolo tour in Italia per la presentazione del romanzo Ammazza un bastardo! firmato da Colonel Durruti. Dietro quell'improbabile pseudonimo due scrittori francesi: Frémion stesso ed Emmanuel Jouanne, che ora non c'è più. Sapevamo che non stava bene, ma - quando si è così giovani - la morte è l'ultimo dei pensieri. Non ci sembrava neanche ipotizzabile che, di lì a pochi giorni, ci avrebbe lasciato. Dopo aver conosciuto Frémion, lo straordinario ed effervescente Frémion, avremmo voluto incontrare anche Jouanne, magari in occasione di una festa in Italia che avevamo cominciato a organizzare in occasione della continuazione della serie del Soviet. Ora quel romanzo è in ristampa, in Italia ha avuto un buon successo, e il nostro pensiero va a Emmanuel Jouanne.
Per ricordarlo, in questa triste contingenza, ci affidiamo alle parole di Yves Frémion, l'uomo che con lui - in undici giorni di autentica tempesta creativa - scriveva quegli staordinari romanzi...
A tous,
Je vous informe que j’ai appris hier avec retard la disparition de notre ami Emmanuel Jouanne.Il est décédé le 6 février d’un accident diabétique, maladie qui le handicapait depuis longtemps. Il avait pourtant été guéri d’un récent cancer, qui l’a sans doute affaibli, car il avait beaucoup souffert. Au regard de sa vie, on peut dire que sa résistance physique a été exceptionnelle. Il a vécu ses dernières années dans des difficultés sans nom, financières, matérielles, personnelles. Son exigence, son intransigeance, sa difficulté à conserver des relations avec les autres, son éloignement rural, tout cela a contribué à son isolement complet et à aggraver sa situation. Les services de santé dont il avait besoin trouvaient qu’il habitait trop loin pour se déplacer et sans doute serait-il encore des nôtres s’ils avaient fait leur boulot.
Emmanuel allait avoir 48 ans. Surtout auteur de SF, son œuvre « noire » est moins connue, surtout qu’il n’a rien signé de son nom. Il était néanmoins 50 % du Colonel Durruti, auteur de la série du Soviet, brinqueballée en France du Fleuve Noir (3 volumes) à la Série Noire (2 volumes toujours disponibles dont un inédit), le 5° étant inédit par manque de suivi de l’éditeur de l’époque. La série fait actuellement un certain succès en Italie où elle reparaît dans l’ordre. Une fête du Soviet est en effet prévue pour juin.
Emmanuel Jouanne était un auteur exceptionnel, tout à fait à part, un écrivain viscéral, qui savait travailler le pire, la cruauté, mais aussi le rire. Nous écrivions un Soviet en 11 jours non-stop dans un délire complet, avec un bonheur rare. Il va lui falloir m’accompagner désormais en lisant dans mon dos les conneries que j’écrirai en espérant qu’il aurait été épaté et amusé. C’est pas gagné.
[…]
Frémion
Santa Maria Capua Vetere, negli ultimi tempi, sta collezionando una serie di tristi primati: prima la detenzione di Bruno Contrada nel carcere militare (l'unico ancora esistente in Italia), poi le indagini della procura della Repubblica sul ministro della Giustizia (e la conseguente crisi di governo). Ora anche il cosiddetto "boia di Bolzano", estradato e rinchiuso nello stesso carcere militare. E lasciamo perdere, per questa volta, la spazzatura...
Michael Seifert, ex caporale delle SS, oggi 84enne, è stato riconosciuto colpevole di nove su quindici capi d'accusa e dovrà scontare la pena dell'ergastolo per i crimini commessi nel lager di Bolzano (leggi i capi d'accusa sul sito dell'Anpi...). Nato a Landau, in Ucraina, Seifert viveva da cinquant'anni a Vancouver, in Canada: era stato condannato dal tribunale militare di Verona, con sentenza confermata in appello e dalla Cassazione nel 2002. La lettura dei crimini per i quali è stato condannato fa rabbrividire... La sentenza parla esplicitamente di "crudeltà e premeditazione", si fa riferimento a torture e a diciotto omicidi, si riferisce di un complice (tale Otto Sein, rimasto "introvabile") che con "Misha" Seifert costituiva uno straordinario duo di aguzzini. Si parla di un ragazzo di 15 anni lasciato morire di fame; di una giovane donna incinta stuprata e uccisa; di torture feroci, anche con le dita negli occhi, con esiti letali...
Un altro criminale nazista è al centro della ricerca del giornalista e scrittore Antimo Della Valle, pubblicato dalle Edizioni Spartaco con il titolo Caiazzo non perdona il boia nazista, sottotitolo La strage dimenticata (13 ottobre 1943), seguito dal Diario di un pubblico ministero di Paolo Albano, il magistrato che con pervicacia e superando mille pastoie burocratiche e politiche riuscì a far condannare l'allora tenente Emden, che tuttavia non ha mai scontato un giorno di carcere, giacché la Germania non ha mai concesso l'estradizione, e che è morto - anziano e felice - nella sua casa di Ochtendung.
Forse Emden si è spento con il ricordo di quei ventidue contadini inermi (undici erano bambini, sette erano donne) che fece trucidare a Caiazzo solo per brutale ferocia, infierendo sui corpi delle donne e sui cadaveri. Di certo non si pentì mai di quell'atto efferato, se è vero - com'è vero - quanto riferisce il procuratore Albano a proposito dell'interrogatorio a Emden in Germania, quando quegli occhi di ghiaccio lo gelarono mentre l'ex ufficiale diceva, col volto come una maschera di cinismo, che se fosse tornato indietro mille volte avrebbe mille volte ripetuto quell'ordine ai suoi uomini...
Mille e mille volte i crimini dell'uomo si ripetono. E ogni volta si registra un primato di efferatezza, un record di morti lasciati alle spalle. La memoria ci aiuti non semplicemente a "non dimenticare", ma a impedire un'assuefazione al crimine, al genocidio, alla guerra umanitaria, alle stragi, tale per cui ormai non ci si indigna più per uno, dieci, cento, mille, diecimila o centomila morti, perché tanto c'è sempre stato un Hitler, uno Stalin o un Pol Pot che ha saputo fare di meglio in questa gara feroce e belluina. E questo, quasi quasi, ci fa sentire a posto con la coscienza: in fondo siamo così lontani da loro, ci diciamo. Ma lo siamo davvero?
Vittorio Kibalcic
di Stefano Di Lauro
Euridice spartachista? È quel che pensavo sulla via del ritorno, dopo la presentazione del romanzo ÒperÉ a Caserta nell’accogliente “soggiorno” di Tiziana, Giovanni e Ugo. Con la comunità degli spartachini, manco a dirlo, c’è stata immediata empatia.
Col senno di poi, confesso che mi sarebbe piaciuto parlare del mio libro partendo da un gioco di parole e di considerazioni intorno a “Spartaco”, per approdare al gesto involontariamente “spartachista” di Euridice, la protagonista femminile del romanzo. La quale, pur essendo una creatura virtuale d’un Sistema virtuale (abita infatti in un videogame che si chiama Back to life), per lavoro inventa videogames. Euridice è la donna di punta del settore enterteinement d’una potente multinazionale, e i suoi richiestissimi videogiochi rappresentano una parte cospicua del bilancio dell’azienda.
Siamo in un “futuro” (neanche troppo remoto, anzi, per molti versi drammaticamente sovrapponibile al presente) dominato dall’oligarchia di potentati economici. Dove l’efficienza del Sistema è basata sull’efficienza dei suoi consumatori. San Baudrillard diceva che il consumatore è un lavoratore che non sa di lavorare. Dunque lavora due volte, la prima per guadagnare e la seconda per rifornirsi con acribia d’inutile. Un bel giorno (ovvero ogni qual volta un giocatore gioca a Back to life, assumendo il ruolo e il nick di Orfeo) Euridice e Orfeo si incontrano: l’occhio e l’orecchio. Lei, donna dell’immagine, lui, per antonomasia, uomo dell’ascolto. Vuoi per l’influsso dell’omen del nomen, vuoi perché la trama ha da compiersi, Euridice inventa un nuovo, prodigioso svago per gli abitanti del Sistema: si chiama Undercover, ed è un audiogioco, tutto completamente basato sull’ascolto dei suoni del corpo. L’audiogioco ha un successo senza precedenti. I cittadini-consumatori riscoprono di possedere un senso, quello dell’udito, sul quale nidifica rapidamente una nuova percezione di se stessi e un sostanziale ripensamento di ciò che è realmente necessario. La riscoperta dell’ascolto, del corpo, dell’organico, insomma del naturale, induce progressivamente una mutazione dello stile di vita che ha immediate ripercussioni sul Sistema. Il successo commerciale di Undercover determina infatti una netta flessione di altri consumi voluttuari, sì da mettere a repentaglio la stabilità economica del pianeta. Undercover è ritirato dal mercato con un pretesto, ed Euridice, diventata ormai scomoda, è eliminata da un sicario governativo. La storia procede con la discesa di Orfeo nell’Underground, novello Averno, per implorare la restituzione-resurrezione dell’amata con la quale non dovrà interagire nel viaggio di risalita…
Ma, galleggiando con la macchina nelle caligini irpine, pensavo se una pacifica disobbedienza consumistica potesse o meno fregiarsi del nome di guerra servile (scontata la disfatta finale).
Tour di cinque giorni di Yves Frémion in Italia

Primo giorno (Roma, 8 gennaio 2008)
Yves Frémion arriva prima di noi. A via Asiago, davanti alla sede della radio, il parigino è puntualissimo, anzi in netto anticipo. Ci raggiunge al telefono: «Io sono qui, alla Rai, voi che fine avete fatto?».
Comincia così il tour dello scrittore francese che ha firmato con lo pseudonimo Colonel Durruti – insieme a Emmanuel Jouanne – la serie di noir che in Italia ha fatto il suo debutto con Ammazza un bastardo! (
Lui parla in francese, qualche volta riusciamo a comunicare in inglese, altrimenti mi fa da interprete Alessandro Bresolin (l’ottimo traduttore del libro). La prima sera a Roma, alla libreria Esquilibri, mi faccio una prima idea del tipo umano. Al tavolo, con Yves e Alessandro, c’è Michele De Mieri, giornalista, autore televisivo e radiofonico. Lui, lo scrittore, si fa strada quasi con timidezza, ma poi diventa un fiume in piena (sì, un «fiume un piena» ma di questo riparleremo più avanti): battute una dietro l’altra, provocazioni a tutto gas («ognuno di noi avrebbe qualche bastardo da ammazzare, io mi sono tolto la soddisfazione di farlo nella finzione letteraria»). Alcuni, tra il pubblico, capiscono il francese; altri devono aspettare la mediazione del traduttore, costretto a una fatica immane per tenere il passo spedito di Yves. Cena nei dintorni e whisky da intenditore in via dei Serpenti. Torno a piedi a casa di Marco – chi è Marco ve lo racconto un’altra volta – e dimentico la valigia: devo farmi prestare biancheria e maglia di ricambio (seconda figura di merda della giornata).
Secondo giorno (tra Roma e Milano, 9 gennaio 2008)
Yves va a fare il turista con Alessandro. Io sbrigo qualche faccenda e scambio due parole con Marco. Yves è un appassionato espertissimo di fumetti, di illustrazioni di ogni genere, che colleziona nella sua casa in campagna nei dintorni di Parigi. Si appassiona alla Colonna Traiana, fumetto ante-litteram...
La casa in campagna... È quella stessa casa in cui Yves ed Emmanuel Jouanne si sono rinchiusi per undici giorni, sfidandosi a inventare personaggi e avvenimenti del loro libro. Non appena uno dei due si alzava dal tavolo, l’altro ce la metteva tutta per stupire con un nuovo personaggio... salvo poi accorgersi, poche pagine dopo, della morte della sua creatura per mano (o per la penna) del primo... Ecco come si scrive a quattro mani, un susseguirsi di sfide alternate...
Volo low cost da Ciampino, si atterra a Bergamo. Poi finalmente in albergo a Milano, stanza talmente stretta da non saper dove poggiare la piccola valigia...

Terzo giorno (Milano, 10 gennaio 2008)
Ci incontriamo la mattina e decidiamo di visitare la mostra delle illustrazioni della Domenica del Corriere a Palazzo Reale. Bella esposizione, decenni di storia italiana, l’evoluzione – anche tecnica e giornalistica – di un periodico popolare... Poi, dopo pranzo, ci separiamo: io ho altri appuntamenti, Yves e Alessandro continuano a fare i turisti in quel di Milano. Ci rivediamo la sera per andare alla libreria Calusca City Light, accanto (o dentro) il Cox 18, centro sociale lungo i Navigli, da Totò.
Respiriamo un’atmosfera libertaria, la presentazione (orario previsto le 21.00, si inizia alle 22.00, a mezzanotte siamo ancora lì) è affollata, i convenuti partecipano e si divertono. Restiamo a chiacchierare a lungo, anche dopo la presentazione, e conosco gente interessante (come Carlo, che mi apre la mente su uno scrittore che potremmo pubblicare, e Roberto, che fa gli onori di casa).

Quarto giorno (Bologna, 11 gennaio 2008)
Tra Milano e Bologna ci sono due ore di treno. Arriviamo nella città dotta giusto in tempo per infilarci in una trattoria. Dotta sì, ma anche grassa...
A Bologna incontriamo alcuni amici di Alessandro: Biaio (mi hanno detto di chiamarlo così, ma non so come si scrive), Erika, la Cri che ha aperto un negozietto di moda rock a due passi da piazza Verdi. Dopo pranzo Yves è stanco, anche io... «Vallo a raccontare a quelli che spingono i carrelli nelle miniere...», mi dice. Ma poi aggiunge che farebbe volentieri un riposino...
La libreria dove dobbiamo presentare il libro stasera non ha ancora ricevuto le copie dal distributore: soliti disguidi, solite incazzature, solita figura di merda...
Con queste premesse sono già rassegnato all’idea di una fine ingloriosa del tour di Yves in Italia.
Alla libreria Irnerio, invece, troviamo una bella atmosfera: del libro parlano Yves, Alessandro e
A proposito di allegria... Beppe è un abruzzese, vive a Bologna da un bel pezzo. La sua teoria del fiume che segue il suo corso, si divide e si ricongiunge per poi sboccare gioiosamente in mare polarizza la serata. Il suo esperimento del “tre” e del maniaco sessuale non fallisce. Il suo racconto di sangue e lune piene fa incazzare la Cinzia, ma ci fa morire... dal ridere.
Da Bologna torniamo con lo stato d’animo di cui avevamo bisogno. Grazie...

Quinto giorno (da Bologna a Roma a Caserta, 12 gennaio 2008)
Oggi compio 39 anni. Sono in treno con Yves e Alessandro, discutiamo dei prossimi libri della serie, ipotizziamo titoli, studiamo la possibilità di mettere in piedi un bastard party con tanto di torte in faccia, inviti dal tono scherzosamente minaccioso... Decidiamo di rivederci, forse a giugno...
Roma, per me, è solo una breve tappa: giusto il tempo di pranzare con loro e rimettermi in treno per tornare a casa, a Caserta. Yves e Alessandro ripartono domani, spero di rivederli presto...
gilam

A tutti gli amici e ai compagni di avventura
della libreria Spartaco-Interno4 e delle Edizioni Spartaco
l'augurio di un meraviglioso 2008
e un componimento a margine delle festa
per il compleanno della libreria.
A Silvio... Giovanni, Francesco e allegra compagnia
L’importante è attraversare il guado
disse il poeta eccentrico gorgheggiando
gorgogliando versi si batteva ugola e petto
unica pena aver svoltato quell’angolo stretto
ed essersi trovato nella strada trafficata,
arteria che pulsa di sangue e spazzatura
nella provincia dal drammaturgo tratteggiata
con un boss spietato e solo, che ha paura
eppur non teme il buio il dandy in fasce
che non è al par degli altri quando nasce
intelligente, simpatico, è una scheggia
e invece di far peti lui scorreggia
e fa gli auguri per l’anno che arriva:
sopra, sotto e dentro le coppe
di felicità un fiume che straripa
senza più odi, guerre e lotte
BUON ANNO

La Libreria Spartaco-Interno 4 compie un anno
sabato 29 dicembre, dalle 19.00 è... sciò-time
per la serie
"Gran Cabaret Comunista Dandy per il nuovo millennio"
FRANCESCO FORLANI
presenta
Eros and Revolution
e, a grande richiesta,
il collettivo PRECEDENZA A DESTRA SORPASSO A SINISTRA
ripropone il cocktail "Bottiglia Oblomov, l’alcool che brucia la voglia"
in occasione dell’uscita del numero 10 della rivista "Sud" (Lavieri Editore)
"In un anno la luce viaggia per quasi dieci milioni di milioni di chilometri. Vola dal sole alla terra in otto minuti. Attraversa l’intero sistema solare in undici ore. La luce impiegherebbe migliaia di milioni di anni per attraversare l’intera porzione di universo osservabile. Ma per noi un solo anno è un tempo lunghissimo; guarda quanta strada ha già fatto, la luce". (Maggie Gee, Anni luce, Edizioni Spartaco 2007)
E allora, i chilometri che restano, meglio percorrerli ancheggiando sulle gambe di una bella donna: con "Eros and Revolution" la Libreria Spartaco-Interno 4 di via Martucci a Santa Maria Capua Vetere festeggia un anno di vita e brinda al 2008. Un microfono per scettro, re-gista della serata "Gran Cabaret Comunista Dandy per il nuovo millennio" è lo sciò-man Francesco Forlani. Suo ospite il gruppo di scrittori C-Factory. A tenere alto lo "spirito" ci pensa – gradito ritorno – il collettivo "Precedenza a destra sorpasso a sinistra" con il cocktail "Bottiglia Oblomov" (una bomba a orologeria... Primo sorso: il gusto della menta delicata inonda la lingua. Secondo: la vodka decisa prende il sopravvento. Al terzo è troppo tardi: il peperoncino sta già bruciando).
Il dopo aperitivo si svolgerà alla Locanda del Decumano, a pochi passi dalla libreria, per gustare il "menu rosso piccante" a base di afrodisiaci naturali (ostriche, spezie, peperoncino e... cioccolata) a un prezzo da far girare la testa: 13 euro, una bibita compresa.
Francesco Forlani, 40 anni, vive tra Parigi e Torino. Fondatore del Movimento Comunista Dandy, ha collaborato e collabora con diverse riviste: "Baldus", "Paso Doble", "Atelier du roman" (Paris), "News from the Republic of Letter" (Boston). E’ direttore artistico della rivista "Sud" e redattore del blog letterario "Nazione Indiana". Ha pubblicato i romanzi "Métromorphoses" (éditions Nicolas Philippe, Paris 2002), "Posti a sedere per la primavera" (edizioni Le Pleiadi, Napoli 1990) e l’e-book Shaker (www.cepollaro.it). Numerose le sue traduzioni e le presenze in antologie. E’ autore e interprete, insieme a Sacha Ricci e Sergio Trapani, dell’operetta "Do you remember revolution", vincitrice nel maggio 2004 del festival multimediale "Norapolis" di Metz. Ha scritto il "Manifesto del comunista dandy" pubblicato dall’editore La Camera Verde.
Per ogni eventuale informazione rivolgersi a: Libreria Spartaco-Interno 4, via Martucci, 18 (ex via Torre), Santa Maria Capua Vetere, tel. 0823 797063
Il testo è in tipografia. Non è stato facile licenziare le bozze del libro “C’era una donna nel mezzo del destino”. La prima volta che l’ho letto ero alla ricerca di refusi: capitolo dopo capitolo, ho perso il filo della trama; ho pensato che ci fosse un abisso tra il mondo di Suleiman Cassamo e il mio. La seconda volta che l’ho letto m’interessava la scorrevolezza del testo: filava, sì, la forma filava, ma ancora non capivo, non riuscivo a riconoscere i personaggi, che mi sembravano apparire per caso e fuori contesto. Così, la terza volta che ho affrontato il libro, ho provato a coglierne la coerenza, analizzando le parole, soffermandomi riga per riga, annotando a margine nomi e situazioni: niente da fare. Il fatto è che un romanzo così non si legge, ma si fa leggere. Per poterne comprendere il contenuto, per andare fino in fondo, per conoscere la realtà che attraversa, si fallisce nel tentativo di riconoscere la propria.
È la differenza che c’è tra i percorsi turistici e quelli frequentati abitualmente da chi è del posto. Certo, quando ti trovi all’estero e non parli bene un’altra lingua, magari sei stanco, stufo dopo qualche giorno di mangiare cibi dove ricorre una spezia, sempre quella, come in Italia aglio, cipolla, prezzemolo e basilico, beh, trovare l’insegna rassicurante di un globalissimo MacDonald ti fa tirare un sospiro di sollievo: sai che masticherai schifezze, ma sai per certo di quali schifezze si tratta.
E il mio errore grossolano è stato quello di cercare un MacDonald in mezzo alla giungla, in Africa. Eppure il titolo lo dice chiaro: c’era una donna nel mezzo del destino, non un fast-food.
Così, ho preso la stampa definitiva poco prima che le bozze fossero inviate in tipografia e stavolta – visto che il lavoro era terminato – ho ceduto al piacere di una lettura libera. E’ stato come svoltare in un vicolo che non è neppure segnato sulla cartina: lì, tra immagini di sogno e verità, è cominciata l’avventura.
(da "Vita di redazione", sezione del sito www.edizionispartaco.it)