Il blog degli amici delle Edizioni Spartaco e della Libreria Spartaco-Interno4
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Blog aperto a tutti gli amici delle Edizioni Spartaco e della Libreria Spartaco-Interno4 di Santa Maria Capua Vetere. Uno spazio libero per parlare di libri, cultura, spettacoli, attualità , politica. Un solido approdo per la "comunità galleggiante" degli spartachini.
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Con Emma, la natura si è data a quegli eccessi insoliti di cui lei sola ha il segreto. I risultati sono stupefacenti: un miscuglio eteroclito di nobiltà, disperazione muta, umiltà e arroganza. Tutto ciò imprigionato in un corpo longilineo e in un viso stretto, un viso nero, dalla pelle satinata, quasi blu, un viso chiuso come un pugno, nel quale gli occhi girano come due biglie smarrite.
[...]
Il dottor MacLeod ha notato che, dopo il canto, sembra che Emma si calmi? Se non avessi adottato il destino di Emma, glielo direi, forse, glielo farei notare. Con una voce che vorrei complice, gli direi: «Non crede che questo sia un indizio, una pista da esplorare?», se non avessi adottato il destino di Emma... Ma taccio e, per sdoganarmi, penso: «Mi capita come ai medici che, a volte, si innamorano delle loro pazienti. Ecco, è così. Non dirò nulla al dottor MacLeod. E se Emma dovesse rivelare dei fatti che possono nuocerle, anche quello non lo direi». In fondo al cuore, tremo come una foglia malmenata dal vento. In fondo al cuore, sono contenta di aver scelto. In fondo al cuore, una voce mi suggerisce: «Presto o tardi, si tradisce qualcuno o se stessi».
Da Il libro di Emma di Marie-Célie Agnant, traduzione di Paola Ghinelli
Edizioni Spartaco 2007
La scrittrice Marie-Célie Agnant, originaria di Haiti ma residente dal 1970 in Canada, apre a Milano il suo tour in Italia per la presentazione del romanzo Il libro di Emma, tradotto da Paola Ghinelli per le Edizioni Spartaco. Queste le tappe del tour: Milano, libreria Utopia (via Moscova, 52), alle 18.30 di venerdì 29 giugno; Modena, Casa delle Culture (via Wiligelmo, 80), alle 18.00 di sabato 30 giugno; Bologna, libreria Irnerio (via Irnerio, 27), alle 18.00 di lunedì 2 luglio; Reggio Emilia, caffè letterario Paguro (via Monzermone 3/a), alle 19.00 di mercoledì 4 luglio.
Il libro di Emma «... non è un semplice romanzo. È un canto di collera e di disperazione, un blues degno di Billie Holiday, insieme languido e violento, astioso e melanconico, un poema-diamante...».
– Stanley Péan, La Presse
Ammicca, ammalia, ammutolisce di botto. Ride, sorride, racconta, sussurra. E annuncia come un banditore: siore e siori, stasera faccio, dico, vi spiego chi, come, cosa sono io. Attenti che comincio. Petto e culo in fuori, la voce è un'onda che sale e scende, viene e se ne va, si alza e sprofonda nella sabbia, rincorre, si fa prendere e diventa tutt'uno con il sax (di Gianni D'Argenzio).
Una voce che somiglia in tutto e per tutto a chi la fa vibrare, al comunista dandy che è come l'utopia che racconta: in anticipo o in ritardo sul tempo canonico che non è il suo.
Francesco Forlani ha un altro ritmo, segue i rintocchi del suo petto - rosso - e poco importa se non coincidono con i secondi scanditi dall'orologio, dai giorni, dai mesi e dagli anni segnati sul calendario. Rivoluzione. Rivoluzione. Rivoluzione.
Rivoluzione perché il cesso rotto di una scuola, in una città che non c'è, funzioni. Rivoluzione perché la letteratura innanzitutto. Rivoluzione perché il bello ammanti il mondo intero e nessuno possa esserne escluso.
E poi la bomba a orologeria: la bottiglia Oblomov di Luca e Roberta.
Primo sorso: il gusto della menta delicata inonda la lingua.
Secondo: la vodka decisa prende il sopravvento.
Al terzo è troppo tardi: il peperoncino sta già bruciando.
Considerazioni a margine della presentazione del Manifesto del comunista dandy
di Francesco Forlani (La Camera Verde edizioni), alla Libreria Spartaco-Interno4
di Santa Maria Capua Vetere (20 giugno 2007)
Nell'anno 2049, ottanta miglia al largo della costa di Guam, fu scoperta una comunità galleggiante. A bordo di undici imbarcazioni putride, tenute insieme da corde, c'erano novantanove individui di nazionalità imprecisata. Gli ultimi boat people vietnamiti? Discendenti di soldati giapponesi dispersi della seconda guerra mondiale? Nudisti australiani? Con un unico chiodo arrugginito, essi avevano inciso racconti, in scrittura geroglifica, sulle superfici delle loro barche. Si scoprì che erano sopravvissuti grazie ai pesci volanti e all'acqua piovana. La maggior parte di loro non aveva mai visto la terra. (Quelli che l'avevano vista venivano considerati dagli altri come degli schizofrenici: il geroglifico che indicava la parola «schizofrenico» era uguale a quello che significava «terra»). Il mare, essendo il luogo dell'eterno riposo dei loro avi, era venerato per la sua santità e tossicità. Nei suoi più profondi abissi dimorava Dio, che veniva definito come «la Lampreda Maggiore». Il loro mito della creazione comincia con queste parole: «In principio questo monotono pianeta non ondeggiava...».
Una comunità galleggiante, tratto dalla raccolta di racconti Elvis Phong è morto! di Linh Dinh,
traduzione di Giovanni Giri (Edizioni Spartaco, 2006)