Il blog degli amici delle Edizioni Spartaco e della Libreria Spartaco-Interno4
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Blog aperto a tutti gli amici delle Edizioni Spartaco e della Libreria Spartaco-Interno4 di Santa Maria Capua Vetere. Uno spazio libero per parlare di libri, cultura, spettacoli, attualità, politica. Un solido approdo per la "comunità galleggiante" degli spartachini.
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Torricella Peligna è un paesino di 1500 anime. Man mano che mi avvicino, in auto da sud, mi convinco sempre più che è impossibile un festival letterario di successo lì, su quelle montagne raggiunte a fatica da stradine che si inerpicano tra le curve. Ci arrivo nell’ora della siesta di un sabato afoso e mi sembra un posto tranquillo, quasi addormentato sotto il sole cocente di fine agosto, quasi dimentico del Festival letterario “Il Dio di mio padre” dedicato a John Fante, che vi si sta svolgendo già da qualche giorno... Poi, all’improvviso, come a dar seguito a un silente richiamo, la piazza si anima, i luoghi che ospitano il festival prendono vita. L’organizzazione è al lavoro per il prossimo appuntamento. I tecnici predispongono la sala dove alle 16 è in programma un omaggio a Sacco e Vanzetti, in occasione dell’ottantesimo anniversario della loro morte: prima la proiezione di un documentario di Peter Miller e poi la presentazione di “Davanti alla sedia elettrica”, il pamphlet (pubblicato dalle
Il documentario è bello, ben costruito, fedele e distaccato al punto giusto: dentro ci trovi le interviste a Howard Zinn e Giuliano Montaldo, le testimonianze di quelli che all’epoca erano bambini e i loro genitori partecipavano alle manifestazioni di protesta per la condanna a morte, ascolti le canzoni e le musiche che accompagnano da decenni le storie di Sacco e Vanzetti. E’ un film in inglese, sottotitolato in italiano. E l’unico difetto – proprio a volerne trovare uno – è la traduzione del termine “comrades” con “camerati” anziché “compagni”...
L’emozione raggiunge l’acme, quando – sul finire della pellicola – viene citata la lettera, celeberrima, che Nicola Sacco scrisse al figlio Dante poche ore prima di essere condotto sulla sedia elettrica: “Non avrei mai pensato che il nostro inseparabile amore potesse così tragicamente finire”; “Non dimenticarti giammai, Dante, ogni qualvolta nella vita sarai felice, di non essere egoista: dividi sempre le tue gioie con quelli più infelici, più poveri e più deboli di te e non essere mai sordo verso coloro che domandano soccorso. Aiuta i perseguitati e le vittime perché essi saranno i tuoi migliori amici, essi sono i compagni che lottano e cadono, come tuo padre e Bartolomeo lottarono e oggi cadono per aver reclamati felicità e libertà per tutte le povere cenciose folle del lavoro. In questa lotta per la vita tu troverai gioia e soddisfazione e sarai amato dai tuoi simili”; “E non dimenticare di conservare un poco del tuo amore per me, figlio, perché io ti amo tanto, tanto... I migliori miei fraterni saluti per tutti i buoni amici e compagni, baci affettuosi per la piccola Ines e per la mamma, e a te un abbraccio di cuore dal tuo padre e compagno”. Sono quelle che – con la retorica delle occasioni peggiori – si definiscono “ultime parole di un condannato a morte”. Ma sono soprattutto le parole di un uomo che affronta il sacrificio con il coraggio e la forza delle proprie idee...
La proiezione finisce e tocca a me, in qualità di editore del libro di Dos Passos, prendere la parola. Lo faccio con una certa emozione, con le immagini del film negli occhi lucidi e le parole di Sacco ancora nelle orecchie. Parlo del libro, cito Vonnegut, spiego la posizione di Dos Passos, ricordo le canzoni e i film, concludo leggendo – con impeccabile accento partenopeo! – il testo di una canzone napoletana scritta pochi mesi prima della morte dei due anarchici italiani... L’intervento di Alain Goussot, professore di pedagogia all’Università di Bologna, analizza come l’anniversario sia stato bistrattato dai quotidiani italiani, mentre in Francia L’Humanité addirittura ne ha dato notizia in prima pagina... E poi esamina i numerosi parallelismi tra la vicenda di Sacco e Vanzetti e le forme becere di intolleranza e pregiudizio che ancor oggi fanno parte dell’esperienza quotidiana in Italia e negli Stati Uniti.
Esco dalla sala per una cedrata con Goussot, ci ritroviamo a parlare di tante cose che abbiamo in comune, di Flora Tristan, di Louise Michel. E ancora: della sua esperienza a Charleroi e dei luoghi della tragedia di Marcinelle.
Il festival continua... La sera di sabato 25, al fresco di una magnifica pineta, un palco con cinque sedie e uno sfondo nero ospita Andrea Brambilla (per i più è lo Zuzzurro della celebre coppia televisiva) e il suo monologo tratto da “Il mio cane Stupido” di John Fante. Il testo – si sa – è divertente, la recitazione lo sostiene bene, una piacevole sorpresa... l’atmosfera è quella giusta.
E quell’atmosfera – carica di energia e vitalità culturale, quelle che mai avrei pensato di trovare a Torricella Peligna arrivandoci – la si ritrova la sera dopo, alla riserva naturale di Serranella, gestita dal Wwf (che sta portando avanti un interessante progetto di recupero delle coltivazioni orticole e che sta anche tentando di ridar vita a un orto medievale): un buffet di prodotti della tradizione del Sangro-Aventino, quattro chiacchiere, una passeggiata al chiaro di una limpida luna piena tra orti e sentieri, il fluire dell’acqua come sottofondo. E poi la conferenza-spettacolo di Luca Scarlini su D’Annunzio, “il Vate a Little Italy”, che non delude come al solito, seguita da un reading musicale con la band “Dago Red” (nome preso a prestito da una delle più celebri raccolte di racconti di Fante) che suona blues e chiude la manifestazione, con il saluto del direttore artistico Giovanna Di Lello e l’appuntamento al prossimo anno...
gilam
«Un noir anomalo, incalzante e avvincente». «Libro inusuale e affascinante, fuori dai soliti schemi cristallizzati». Così Mauro Trotta definisce (sul manifesto di domenica 19 agosto) il romanzo Ammazza un bastardo! di Colonel Durruti, recentemente pubblicato dalle Edizioni Spartaco con la traduzione di Alessandro Bresolin.
Sotto il titolo «Omicidi anonimi in nome dell'eguaglianza», Trotta ricorda che la fonte di ispirazione dell'autore (o, meglio, gli autori, dato che Colonel Durruti è lo pseudonimo - chiaro omaggio all'anarchico spagnolo - scelto da Emmanuel Jouanne e Yves Frémion per firmare le storie della serie poliziesca dedicata al Soviet) è l'atto surrealista puro di André Breton: «Scendere in strada con il revolver in pugno e sparare a caso nella folla».
«Ammazza un bastardo! - aggiunge Trotta sul quotidiano - coniuga una scrittura secca e precisa, che scandisce gli avvenimenti giorno per giorno, ora per ora, con un ritmo incalzante ed avvincente che toglie il respiro ed impedisce di staccarsi dalla lettura. Formidabile, poi, l’idea alla base della trama che fa venire in mente un altro libro di culto, Spinoza incula Hegel di Jean-Bernard Pouy, in cui veniva rivisitato il Sessantotto in chiave fantascientifica. Vero e proprio romanzo sovversivo, il testo di Colonel Durruti richiama la rivolta del ’68: del resto l’86, anno in cui si svolgono gli avvenimenti narrati, non è il numero speculare di 68? La sua carica sovversiva si rivela anche e soprattutto nel radicale sconvolgimento attuato nei confronti dei canoni classici del noir, attraversati, utilizzati e completamente rivoltati dalla scrittura degli autori. Una scrittura in grado di raggiungere in alcuni momenti livelli di comicità grottesca e surreale davvero esilaranti».
Il romanzo - pubblicato a luglio - è inserito nella collana di narrativa straniera della casa editrice di Santa Maria Capua Vetere, «non a caso intitolata “Dissensi”. Laddove il dissentire richiama un gusto particolare, una voglia di sperimentazione, di fuoriuscita dai canoni consolidati, anche e soprattutto nell’utilizzo del linguaggio. E che non a caso ospira testi di autori come Albert Cossery, Maggie Gee, Antonio Rabinad, Linh Dinh. Una scelta che informa anche la collana di saggistica che, a partire dall’ispirazione libertaria della casa editrice, tenta di coniugarla in modo inusuale ed inaspettato, mettendo insieme opere di Malatesta o Lafargue con scritti di Mark Twain, Dos Passos, Silone o Carlo Levi e con giovani autori come Matteo Melchiorre e
E, nel ripercorrere la storia recente della casa editrice, il giornalista del manifesto ricorda anche l’apertura della libreria Spartaco-Interno4 a Santa Maria Capua Vetere nello scorso dicembre.
(L'immagine in alto riproduce la copertina dell'edizione originale francese
di Tuez un salaud! di Colonel Durruti, Ed. Gallimard, Parigi)