Il blog degli amici delle Edizioni Spartaco e della Libreria Spartaco-Interno4
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Blog aperto a tutti gli amici delle Edizioni Spartaco e della Libreria Spartaco-Interno4 di Santa Maria Capua Vetere. Uno spazio libero per parlare di libri, cultura, spettacoli, attualità, politica. Un solido approdo per la "comunità galleggiante" degli spartachini.
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In occasione della presentazione del libro “Star trash. Sacchetti in mondovisione” (Lavieri) di Simona Bassano di Tufillo, che martedì 29 maggio 2008 (ore 19,00) sarà ospite della Libreria Spartaco-Interno4 di via Martucci a Santa Maria Capua Vetere, sul blog viene dato il via alla
raccolta differenziata di pensieri, racconti e proposte
sul tema spazzatura. I vari commenti saranno letti nel corso della serata.
Il libro
Sotto i riflettori fa caldo e anche i protagonisti di queste esilaranti vignette essudano i loro umori doppiamente mortificanti: dietro i cumuli di immondizia c’è una civiltà negata e privata dell’informazione; sotto i cumuli viene nascosta la vera emergenza rifiuti: quella dell’irreparabile inquinamento – da rifiuti industriali tossici – dei terreni agricoli, delle acque, del cibo.
Simona Bassano di Tufillo ci conduce attraverso il viaggio mediatico della spazzatura “campana” con ironia e sarcasmo ma senza per questo perdere quella lucidità capace di portare all’attenzione del lettore gli aspetti più seri della “trash connection”.
L’autrice
Simona Bassano di Tufillo, in arte Sbadituf, è nata a Napoli. È laureata con lode in Arti visive al Dams di Bologna e in Grafica presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Fondatrice del movimento artistico Direzione Obbligatoria, organizza collettive tematiche basate sui principi di pluralità, ironia e impegno. Si occupa inoltre di progetti di valorizzazione del patrimonio storico-artistico con target infantile. Per Donzelli ha pubblicato Burka! (2007), tradotto in Francia da Editions de la Martinière.
Santa Maria Capua Vetere, negli ultimi tempi, sta collezionando una serie di tristi primati: prima la detenzione di Bruno Contrada nel carcere militare (l'unico ancora esistente in Italia), poi le indagini della procura della Repubblica sul ministro della Giustizia (e la conseguente crisi di governo). Ora anche il cosiddetto "boia di Bolzano", estradato e rinchiuso nello stesso carcere militare. E lasciamo perdere, per questa volta, la spazzatura...
Michael Seifert, ex caporale delle SS, oggi 84enne, è stato riconosciuto colpevole di nove su quindici capi d'accusa e dovrà scontare la pena dell'ergastolo per i crimini commessi nel lager di Bolzano (leggi i capi d'accusa sul sito dell'Anpi...). Nato a Landau, in Ucraina, Seifert viveva da cinquant'anni a Vancouver, in Canada: era stato condannato dal tribunale militare di Verona, con sentenza confermata in appello e dalla Cassazione nel 2002. La lettura dei crimini per i quali è stato condannato fa rabbrividire... La sentenza parla esplicitamente di "crudeltà e premeditazione", si fa riferimento a torture e a diciotto omicidi, si riferisce di un complice (tale Otto Sein, rimasto "introvabile") che con "Misha" Seifert costituiva uno straordinario duo di aguzzini. Si parla di un ragazzo di 15 anni lasciato morire di fame; di una giovane donna incinta stuprata e uccisa; di torture feroci, anche con le dita negli occhi, con esiti letali...
Un altro criminale nazista è al centro della ricerca del giornalista e scrittore Antimo Della Valle, pubblicato dalle Edizioni Spartaco con il titolo Caiazzo non perdona il boia nazista, sottotitolo La strage dimenticata (13 ottobre 1943), seguito dal Diario di un pubblico ministero di Paolo Albano, il magistrato che con pervicacia e superando mille pastoie burocratiche e politiche riuscì a far condannare l'allora tenente Emden, che tuttavia non ha mai scontato un giorno di carcere, giacché la Germania non ha mai concesso l'estradizione, e che è morto - anziano e felice - nella sua casa di Ochtendung.
Forse Emden si è spento con il ricordo di quei ventidue contadini inermi (undici erano bambini, sette erano donne) che fece trucidare a Caiazzo solo per brutale ferocia, infierendo sui corpi delle donne e sui cadaveri. Di certo non si pentì mai di quell'atto efferato, se è vero - com'è vero - quanto riferisce il procuratore Albano a proposito dell'interrogatorio a Emden in Germania, quando quegli occhi di ghiaccio lo gelarono mentre l'ex ufficiale diceva, col volto come una maschera di cinismo, che se fosse tornato indietro mille volte avrebbe mille volte ripetuto quell'ordine ai suoi uomini...
Mille e mille volte i crimini dell'uomo si ripetono. E ogni volta si registra un primato di efferatezza, un record di morti lasciati alle spalle. La memoria ci aiuti non semplicemente a "non dimenticare", ma a impedire un'assuefazione al crimine, al genocidio, alla guerra umanitaria, alle stragi, tale per cui ormai non ci si indigna più per uno, dieci, cento, mille, diecimila o centomila morti, perché tanto c'è sempre stato un Hitler, uno Stalin o un Pol Pot che ha saputo fare di meglio in questa gara feroce e belluina. E questo, quasi quasi, ci fa sentire a posto con la coscienza: in fondo siamo così lontani da loro, ci diciamo. Ma lo siamo davvero?
Vittorio Kibalcic
Giuseppe Montesano apre il nuovo ciclo di incontri “Scrittori in carta e ossa. Una sera con…” alla libreria Spartaco-Interno 4 (via Martucci, Santa Maria Capua Vetere). E se lo scrittore di Sant’Arpino è il protagonista dell’appuntamento di venerdì 26 ottobre (ore 19,00), il protagonista del libro è un grande poeta, Charles Baudelaire, fondatore della poesia moderna, poeta maledetto, critico della borghesia, il più celebrato cantore degli eccessi nella modernità.
Il libro di Montesano, dal titolo “Il ribelle in guanti rosa. Charles Baudelaire” (Mondadori, 2007), conduce il lettore in una Parigi brulicante di teorie, di rêveries, allucinazioni oscure e illuminazioni abbaglianti, incontra una folla di personaggi insigni e oscuri. Se Baudelaire è il poeta che “si è consegnato a molte maschere”, Montesano cerca di identificarle tutte, di registrarle minuziosamente per poi strapparle, svelandone ora il sovrapporsi al volto ora il confondersi con la carne e il sangue dell’uomo che vi sta sotto.
“C’è una piccola ma preziosa chiave alfabetica annidata nelle primissime pagine di Il ribelle in guanti rosa, il saggio - romanzo - biografia, e chissà che altro, che Giuseppe Montesano ha dedicato, dopo un lavoro durato anni, a Charles Baudelaire.
Una riga che apparentemente svolge funzioni di mera indicazione editoriale, ma che invece si rivela una preziosa guida per comprendere molto, se non tutto, di questo libro unico e potentissimo.
Perché se è vero che Scrittori italiani e stranieri, abbreviato nell’acronimo SIS, è il nome della collana di narrativa nella quale Il ribelle è stato pubblicato, è altrettanto vero che in questo libro si danno convegno, in un faccia a faccia a volte dolente e rabbioso, altre dolcissimo e allegro, esattamente due scrittori, un italiano e uno straniero; due scrittori, uno in prosa l’altro in versi, due saggisti, due critici: Giuseppe Montesano e Charles Baudelaire, appunto”.
Dalla recensione “Il ribelle Montesano” di Piero Sorrentino su www.nazioneindiana.com
Undici bambini, sette donne e quattro uomini furono trucidati a Caiazzo il 13 ottobre 1943: l’efferato delitto fu opera dei soldati tedeschi in ritirata verso il fronte di Cassino. Il caso venne riaperto nel 1988, quando fu trovata la documentazione del Servizio segreto militare americano che aveva indagato sul crimine di Caiazzo. Ne nacque un processo davanti alla magistratura italiana contro i responsabili, che portò alla condanna di Wolfgang Lehnigk-Emden, l’ufficiale che aveva ordinato il massacro sul monte Carmignano.
A sessantaquattro anni dalla strage - venerdì 12 ottobre 2007 (ore 19,00) - la libreria Spartaco-Interno 4 ospita il giornalista Antimo Della Valle, direttore del “Cronista”, autore di “Caiazzo non perdona il boia nazista”; il procuratore aggiunto della procura di Santa Maria Capua Vetere Paolo Albano, pm nel procedimento a carico di Emden e coautore del “Diario di un pubblico ministero”, capitolo che chiude il libro; Joseph Agnone, italoamericano, originario di Cisterna di Castel di Sasso, che scoprì il dossier degli americani sulla strage di Caiazzo. Nel ’92 fu definito dal Corriere della Sera “il Wiesenthal italiano”.
Il saggio, avvincente come un romanzo, descrive, anche sulla base di documenti inediti, tutte le fasi dei due processi avviati contemporaneamente in Italia e in Germania, squarciando il velo di silenzio calato negli anni su una delle più terribili stragi commesse dai nazisti sul territorio italiano, ricostruendo anche l’agghiacciante figura dell’ufficiale tedesco condannato per l’eccidio.
"Caiazzo non perdona il boia nazista" di Antimo Della Valle
con il "Diario di un pubblico ministero" di Paolo Albano (2005, Edizioni Spartaco)
“Non mi vergogno di essere stata violentata, non mi vergogno di essere madre di figli che hanno subito abusi a loro volta. La mia esperienza oggi è sotto gli occhi di tutti ed è a disposizione di tutti: sono riuscita a “riprendermi” la mia vita, anche gli altri dovrebbero poterlo fare”. Bella, è bella: capelli lunghi, occhi profondi, sorriso ammaliante. Eppure, nonostante la ridondanza del suo cognome, Veronica De Laurentiis è una donna semplice nella sua pur naturale ricercatezza. La foto sulla copertina del libro autobiografico “Rivoglio la mia vita” (edizioni e/o) le rende giustizia solo in parte: la serena dolcezza del suo sguardo diventa magica attrazione quando la si conosce di persona. E lei si offre alla gente sorridendo, cercando un contatto più profondo con chi l’avvicina per scambiare opinioni sul libro o anche solo per avere un autografo. “Sei immensa” le sussurra un ragazzo in un orecchio. E lei: “Tu sei così, vedi in me ciò che hai in te”. Come una “presenza” rassicurante e un’energia “positiva” che l’avvolge, la figura della madre, Silvana Mangano, torna e ritorna nei suoi discorsi: una pietra miliare per Veronica, sia quando l’attrice era in vita che dopo la sua morte. La scrittrice parla dei genitori, dell’infanzia timida e dorata, delle esperienze forti e drammatiche di donna e di madre, sollevando – come testimonia il suo libro – tutto il velo d’ipocrisia che troppo spesso circonda il mondo del cinema e del successo: “Sembra un mondo perfetto, non lo è. Lo dico soprattutto ai ragazzi, che si lasciano affascinare dalla sfavillante apparenza del jet-set”.
Infine – com’è consuetudine nella libreria Spartaco – il “botta e risposta” sui libri. Ecco gusti e abitudini di Veronica De Laurentiis:
• Primo libro letto: “Anna Karenina” di Lev Tolstoj
• Libro preferito di sempre: “Siddharta” di Hermann Hesse e “L’alchimista” di Paolo Coelho
• Autori preferiti in narrativa: Hermann Hesse e Paolo Coelho
• Poeta preferito: W. H. Auden
• Commediografo o drammaturgo preferito: William Shakespeare
• Libro che avrebbe voluto scrivere: Siddharta di Hermann Hesse
• In che modo sceglie i libri da leggere? Sono i libri che scelgono me, non viceversa
• Dove e quando legge abitualmente: a letto
Considerazioni a margine della presentazione del libro "Rivoglio la mia vita"
di Veronica De Laurentiis (edizioni e/o) alla Libreria Spartaco-Interno4 di Santa Maria Capua Vetere (19 luglio 2007)
Ammicca, ammalia, ammutolisce di botto. Ride, sorride, racconta, sussurra. E annuncia come un banditore: siore e siori, stasera faccio, dico, vi spiego chi, come, cosa sono io. Attenti che comincio. Petto e culo in fuori, la voce è un'onda che sale e scende, viene e se ne va, si alza e sprofonda nella sabbia, rincorre, si fa prendere e diventa tutt'uno con il sax (di Gianni D'Argenzio).
Una voce che somiglia in tutto e per tutto a chi la fa vibrare, al comunista dandy che è come l'utopia che racconta: in anticipo o in ritardo sul tempo canonico che non è il suo.
Francesco Forlani ha un altro ritmo, segue i rintocchi del suo petto - rosso - e poco importa se non coincidono con i secondi scanditi dall'orologio, dai giorni, dai mesi e dagli anni segnati sul calendario. Rivoluzione. Rivoluzione. Rivoluzione.
Rivoluzione perché il cesso rotto di una scuola, in una città che non c'è, funzioni. Rivoluzione perché la letteratura innanzitutto. Rivoluzione perché il bello ammanti il mondo intero e nessuno possa esserne escluso.
E poi la bomba a orologeria: la bottiglia Oblomov di Luca e Roberta.
Primo sorso: il gusto della menta delicata inonda la lingua.
Secondo: la vodka decisa prende il sopravvento.
Al terzo è troppo tardi: il peperoncino sta già bruciando.
Considerazioni a margine della presentazione del Manifesto del comunista dandy
di Francesco Forlani (La Camera Verde edizioni), alla Libreria Spartaco-Interno4
di Santa Maria Capua Vetere (20 giugno 2007)