Il blog degli amici delle Edizioni Spartaco e della Libreria Spartaco-Interno4
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Blog aperto a tutti gli amici delle Edizioni Spartaco e della Libreria Spartaco-Interno4 di Santa Maria Capua Vetere. Uno spazio libero per parlare di libri, cultura, spettacoli, attualità, politica. Un solido approdo per la "comunità galleggiante" degli spartachini.
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Santa Maria Capua Vetere, negli ultimi tempi, sta collezionando una serie di tristi primati: prima la detenzione di Bruno Contrada nel carcere militare (l'unico ancora esistente in Italia), poi le indagini della procura della Repubblica sul ministro della Giustizia (e la conseguente crisi di governo). Ora anche il cosiddetto "boia di Bolzano", estradato e rinchiuso nello stesso carcere militare. E lasciamo perdere, per questa volta, la spazzatura...
Michael Seifert, ex caporale delle SS, oggi 84enne, è stato riconosciuto colpevole di nove su quindici capi d'accusa e dovrà scontare la pena dell'ergastolo per i crimini commessi nel lager di Bolzano (leggi i capi d'accusa sul sito dell'Anpi...). Nato a Landau, in Ucraina, Seifert viveva da cinquant'anni a Vancouver, in Canada: era stato condannato dal tribunale militare di Verona, con sentenza confermata in appello e dalla Cassazione nel 2002. La lettura dei crimini per i quali è stato condannato fa rabbrividire... La sentenza parla esplicitamente di "crudeltà e premeditazione", si fa riferimento a torture e a diciotto omicidi, si riferisce di un complice (tale Otto Sein, rimasto "introvabile") che con "Misha" Seifert costituiva uno straordinario duo di aguzzini. Si parla di un ragazzo di 15 anni lasciato morire di fame; di una giovane donna incinta stuprata e uccisa; di torture feroci, anche con le dita negli occhi, con esiti letali...
Un altro criminale nazista è al centro della ricerca del giornalista e scrittore Antimo Della Valle, pubblicato dalle Edizioni Spartaco con il titolo Caiazzo non perdona il boia nazista, sottotitolo La strage dimenticata (13 ottobre 1943), seguito dal Diario di un pubblico ministero di Paolo Albano, il magistrato che con pervicacia e superando mille pastoie burocratiche e politiche riuscì a far condannare l'allora tenente Emden, che tuttavia non ha mai scontato un giorno di carcere, giacché la Germania non ha mai concesso l'estradizione, e che è morto - anziano e felice - nella sua casa di Ochtendung.
Forse Emden si è spento con il ricordo di quei ventidue contadini inermi (undici erano bambini, sette erano donne) che fece trucidare a Caiazzo solo per brutale ferocia, infierendo sui corpi delle donne e sui cadaveri. Di certo non si pentì mai di quell'atto efferato, se è vero - com'è vero - quanto riferisce il procuratore Albano a proposito dell'interrogatorio a Emden in Germania, quando quegli occhi di ghiaccio lo gelarono mentre l'ex ufficiale diceva, col volto come una maschera di cinismo, che se fosse tornato indietro mille volte avrebbe mille volte ripetuto quell'ordine ai suoi uomini...
Mille e mille volte i crimini dell'uomo si ripetono. E ogni volta si registra un primato di efferatezza, un record di morti lasciati alle spalle. La memoria ci aiuti non semplicemente a "non dimenticare", ma a impedire un'assuefazione al crimine, al genocidio, alla guerra umanitaria, alle stragi, tale per cui ormai non ci si indigna più per uno, dieci, cento, mille, diecimila o centomila morti, perché tanto c'è sempre stato un Hitler, uno Stalin o un Pol Pot che ha saputo fare di meglio in questa gara feroce e belluina. E questo, quasi quasi, ci fa sentire a posto con la coscienza: in fondo siamo così lontani da loro, ci diciamo. Ma lo siamo davvero?
Vittorio Kibalcic
Giuseppe Montesano apre il nuovo ciclo di incontri “Scrittori in carta e ossa. Una sera con…” alla libreria Spartaco-Interno 4 (via Martucci, Santa Maria Capua Vetere). E se lo scrittore di Sant’Arpino è il protagonista dell’appuntamento di venerdì 26 ottobre (ore 19,00), il protagonista del libro è un grande poeta, Charles Baudelaire, fondatore della poesia moderna, poeta maledetto, critico della borghesia, il più celebrato cantore degli eccessi nella modernità.
Il libro di Montesano, dal titolo “Il ribelle in guanti rosa. Charles Baudelaire” (Mondadori, 2007), conduce il lettore in una Parigi brulicante di teorie, di rêveries, allucinazioni oscure e illuminazioni abbaglianti, incontra una folla di personaggi insigni e oscuri. Se Baudelaire è il poeta che “si è consegnato a molte maschere”, Montesano cerca di identificarle tutte, di registrarle minuziosamente per poi strapparle, svelandone ora il sovrapporsi al volto ora il confondersi con la carne e il sangue dell’uomo che vi sta sotto.
“C’è una piccola ma preziosa chiave alfabetica annidata nelle primissime pagine di Il ribelle in guanti rosa, il saggio - romanzo - biografia, e chissà che altro, che Giuseppe Montesano ha dedicato, dopo un lavoro durato anni, a Charles Baudelaire.
Una riga che apparentemente svolge funzioni di mera indicazione editoriale, ma che invece si rivela una preziosa guida per comprendere molto, se non tutto, di questo libro unico e potentissimo.
Perché se è vero che Scrittori italiani e stranieri, abbreviato nell’acronimo SIS, è il nome della collana di narrativa nella quale Il ribelle è stato pubblicato, è altrettanto vero che in questo libro si danno convegno, in un faccia a faccia a volte dolente e rabbioso, altre dolcissimo e allegro, esattamente due scrittori, un italiano e uno straniero; due scrittori, uno in prosa l’altro in versi, due saggisti, due critici: Giuseppe Montesano e Charles Baudelaire, appunto”.
Dalla recensione “Il ribelle Montesano” di Piero Sorrentino su www.nazioneindiana.com